Raffaele Lombardo non vuol essere chiamato governatore di Sicilia ma presidente della Regione Siciliana come da legge costituzionale che sancì l’Autonomia dell’Isola. Col suo 65,3 per cento di consensi, ha tutto il diritto di pretenderlo. Anna Finocchiaro sconfitta – eh sì, sconfitta, che altro? – resta bloccata al 30,4. Molto al di sotto del successo personale ottenuto due anni fa da Rita Borsellino che stavolta viene ridotta al rango di extraparlamentare, qualche decimo al di sotto dello sbarramento del cinque per cento che ha messo fuori combattimento la Sinistra Arcobaleno anche in Sicilia Raffaele Lombardo non vuol essere chiamato governatore di Sicilia ma presidente della Regione Siciliana come da legge costituzionale che sancì l’Autonomia dell’Isola. Col suo 65,3 per cento di consensi, ha tutto il diritto di pretenderlo. Anna Finocchiaro sconfitta – eh sì, sconfitta, che altro? – resta bloccata al 30,4. Molto al di sotto del successo personale ottenuto due anni fa da Rita Borsellino che stavolta viene ridotta al rango di extraparlamentare, qualche decimo al di sotto dello sbarramento del cinque per cento che ha messo fuori combattimento la Sinistra Arcobaleno anche in Sicilia.
Bene, se questa doveva essere una prova di novità per la Sicilia, l’Isola ne esce sconfitta. Lombardo è in politica da trent’anni. Nella trionfale passeggiata tra i banchi di pisci e mulinciani da’ Fera o ‘o Luni, lo storico mercato del lunedì che in piazza Carlo Alberto, a Catania, si celebra ormai ogni giorno,  lo scoetava l’ex rettore e variamente ex di tutti i partiti di centrodestra e centrosinistra degli ultimi quindici anni, Ferdinando Latteri. Insomma, nulla di nuovo. Per nulla nuovi i fuochi d’artificio. Forse stavolta di fattura cinese visto che i cinesi pian piano stanno soppiantando i venditori nostrani del mercato.
Più stipendi per tutti, biglietti di ritorno per tutti, o quasi, gli emigrati dalla Sicilia. Federalismo fiscale, etc. etc. Questo il non governatore ma presiente autonomista Lombardo Raffaele da Grammichele. Quali altri novità in Sicilia? Totò Cuffaro, sì quello che non offre più cannoli ma caramelle al carrubbo, guida la lista dei senatori Udc, trascina Pierferdi Casini che di Lombardo e Cuffaro era stato il capo ai tempi del movimento giovanile Dc e Calogero Mannino che di Lombardo e Cuffaro fu mentore ai tempi di prestigiosi incarichi istituzionali interrotti da improvvide inchieste giudiziarie nonché matrimoni, comparaggi e padrinaggi dimenticati dalla maggioranza dei siciliani al nobile grido di “chi male pensa peste lo colga”.
In Sicilia, un motto salva una vita, visto che le telefonate finiscono per renderla spiacevole con altrettanto spiacevoli parentesi carcerarie e giudiziarie che colpiscono fior di innocenti, presunti o conclamati tali, e galantuomini al servizio di un’Isola che resta sempre da innovare senza che nulla muti mai.
Nulla o quasi. Non va in parlamento nazionale l’eurodeputato Claudio Fava, figlio del giornalista ucciso dalla mafia a Catania. Non torna nell’assemblea regionale quella Rita Borsellino, sorella del magistrato per il quale ben diversi fuochi certi siciliani accesero in seguito alle sue inchieste su un certo Mangano emigrato ad Arcore con l’affidavit di un noto bibliofilo siciliano. Per Rita, solo due anni fa i giovani emigrati a Milano organizzarono un treno straordinario per venire qui a votarla. Adesso, altri giovani, prenderanno lo stesso treno per tornare definitivamente a cercar fortuna nel Nord di Bossi. Altri prenderanno il volo verso la Francia di Sarkozy, l’izquierda moderata di Zapatero, gli States subprimari di Bush. Al peggio non c’è Silvio.
Resta fuori dall’Ars anche la grillina Sonia Alfano, figlia del giornalista senza tessera e senza timori ucciso a Barcellona mentre era sulle tracce del boss latitante Santapaola.
Ora, comprendo e in parte condivido, l’entusiasmo di Giovanni Sartori per la razionalizzazione del quadro politico. Ma condivido anche le preoccupazioni del collega Riccardo Orioles fondatore dei Siciliani con Pippo Fava. Un parlamento in cui c’è ancora posto per Calogero Mannino ma non ce n’è più per Nando Dalla Chiesa, ha un problema da risolvere. Un partito in cui il parlamentare ripreso dai carabinieri mentre discute di appalti col boss mafioso decide sulla candidatura del vicepresidente della Commissione Antimafia, ha un problema. E deve affrontarlo. Un partito di opposizione forte e coerente forse non dovrebbe proporre come testa di serie alle prossime elezioni comunali il figlioccio dell’ex governatore… sì, sempre quello che ora deve fare i conti con l’assessore catanese alla cultura, l’indipendente polista-komeinista Silvana Grasso che gli grida “Totò torna al cannolo…”. E lasciamolo mangiare i cannoli, ormai, che male fa? Ormai.
A noi che preferiamo gli arancini di Montalbano non resta che accettare un’antica verità siciliana. “Chiu’ scuru ‘i mezzanotte non po’ fari”. Ovvero, più buio che a mezzanotte non può capitare. Speriamo sia così. Anche perché a metà giugno si vota in Sicilia per un importante turno di elezioni amministrative.
 “Buonanotte Sicilia”.

Di Pino Finocchiaro
15/04/2008